I resti delle Grotte di Catullo sono raggiungibili solo a piedi, trovandosi all’estremità della penisola di Sirmione. Il sito archeologico è considerato l’esempio meglio conservato di villa romana rinvenuto nel nord Italia e rappresenta la testimonianza più importante del periodo storico romano delle terre sirmionesi.

Il complesso archeologico copriva ai tempi circa 20.000 mq e solo una parte di essi è stata portata alla luce. Il primo ad interessarsi al sito e a portare avanti gli studi sulla villa fu Napoleone nel 1800, seguito da Girolamo Orti Manara che diede inizio agli scavi e pubblicò dettagliate planimetrie nel 1856.

Il nome di “Grotte di Catullo” deve l’origine al cronista veronese Sanudo, che sosteneva che la villa fosse appartenuta allo stesso Catullo. Per la verità non è mai stato provato che il poeta fosse vissuto tra quelle mura, anche se è sicuro che fosse proprietario di una dimora nella zona. La villa si ritiene appartenesse invece ad un alto esponente della famiglia dei Valeri, divenuto console nel 31 d.C.

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